Abarth 500


Uno scorpione al lago

Esiste un momento nella vita di ogni uomo in cui ci si trova ad affrontare un bivio. Prendere una decisione e scegliere che strada seguire.
Anche io, un caldo mercoledì di metà luglio, mi trovai nella difficile condizione di dover prendere questa decisione.
In effetti questo era un bivio decisamente meno metaforico di quanto mi aspettassi ma rimaneva, in quel momento, una decisione importante; "Frustoli di Sotto, di Sopra o di Mezzo?"
Ma facciamo un passo indietro di circa una ventina di giorni:
In una afosa mattinata estiva il solito POP UP pubblicitario interrompe una normale sessione di lavoro. Non faccio in tempo a chiuderlo che noto con piacere la sagoma di una 500 Abarth.
Forse dovrei, ma non riesco a far finta di niente. Il marchio dello scorpione ha sempre suscitato in me qualcosa che va oltre l’ammirazione, rimette in circolo la passione per i motori, per le piccole auto pompate.
Chiamo al volo il mio amico Karol, l’amico di sempre, quello che, quando eri bambino, giocavi con le macchinine radio comandate aspettando i 18 anni per poter prendere in mano un’auto vera e propongo la mia idea: una giornata su e giù per il lago di Garda alla ricerca della strada perfetta, con una piccola sportiva che ci facesse tornare bimbi per un giorno.
Eccoti qua 500: uno sguardo veloce attorno alla vettura per controllare che la carrozzeria sia in ordine e non dover poi pagare franchigie per colpe non nostre.
Niente da dire: è davvero bella. Non una di quelle piccole auto troppo pompate per poter essere prese sul serio ma una vera e propria sportiva, senza esagerazioni o body kit fuori luogo perché sproporzionati rispetto al corpo vettura.
Apro la porta e noto subito una buona e una cattiva notizia. La buona è che la porta chiudendosi fa davvero un bel rumore, sordo, profondo, che da la sensazione di qualità, di essere a bordo di un’auto di categoria superiore e, a completare il tutto, una bella maniglia in metallo piacevole da toccare.
Quella cattiva è che i giornali specializzati avevano ragione: la seduta è troppo alta. O meglio; è troppo alta per le intenzioni di quest’auto, perfetta per dominare il traffico cittadino quando si portano i bimbi a scuola ma, nella guida impegnata, rimanere appollaiato su un trespolo potrebbe non essere di grande aiuto.
Va bene, un difetto ci può stare anche se non è da poco. Accarezzo il volante in pelle, delle giuste dimensioni, inserisco la chiave, mezzo giro e un bel sound pieno e corposo fa irruzione nell’abitacolo.
Mica male per essere lo scarico di serie; borbotta ed è irregolare come piace a me, profondo come non ti aspetti.
Va bene, ci siamo soffermati anche troppo su aspetti importanti ma non fondamentali. E’ ora di guidare.
Lo sterzo leggerissimo senza premere il tasto sport, il cambio morbido da manovrare e la 500 sguscia nel traffico senza problemi.
Regola numero 1: i cavalli non sono mai abbastanza. Ma ogni regola ha le sue eccezioni e visto il peso contenuto della 500 non ne servono poi tanti altri dei 135 a tua disposizione.
Anche senza superare i limiti ci si diverte con la piccola di casa Fiat, non fosse per il rumore che lo scarico continua a produrre, in accelerazione e in rilascio.
Usciamo dall’autostrada e ci avviciniamo al lago cercando una strada che si inerpichi per i monti che fanno da contorno al Garda.
Il traffico è pesante e continuiamo a usare lo scorpioncino come una utilitaria qualunque. Salta un po’ sui tombini ma lo sterzo non segue le irregolarità della strada ed è piacevolmente leggero a queste andature.
Ancora qualche km e la strada si fa vuota ed interessante.
L’asfalto è un biliardo, le curve non si contano, il traffico inesistente. Tutto attorno a noi montagne e valli. Premiamo l’invitante pulsante SPORT che fa bella mostra di se al centro della plancia.
Lo sterzo si indurisce e la risposta dell’acceleratore si fa immediata. Il turbo sbuffa e fischia, sembra un’auto di altri tempi.
Il turbo lag si sente soprattutto se, invitati dall’abbondante coppia, non si scala almeno una marcia dai regimi più bassi ma non è fastidioso.
L’elettronica sopperisce alla mancanza di un vero differenziale autobloccante frenando, di volta in volta, la ruota interna che in curva tende a perdere aderenza.
Si danza da una curva all’altra con il motore che a 5.500 giri viene tagliato dal limitatore, ma non è il caso di insistere oltre i 5.000, non si guadagna in potenza e si perde in progressione.
Le gomme fischiano, la velocità in assoluto non è elevata ma il divertimento, quello che conta davvero, è alle stelle.
Lo sterzo è diretto anche se la servoassistenza elettrica, per quanto in modalità sport, rovina un po’ la sensibilità.
Sono tornato bambino quando sognavo esattamente questo, la sensazione di accelerazione piena e senza buchi grazie ad una elettronica che permette di spalancare il gas in piena curva senza mai perdere motricità.
Mi piace anche la strada con le sue curve, i suoi rettilinei, le sue mucche...

Le sue mucche?!?

Un placido bovino in mezzo alla strada interrompe bruscamente il mio tempo sul giro, guardandoci incuriosito.
Non sembra particolarmente disturbato dalla nostra presenza e, a dirla tutta, lui non disturba noi. E’ l’occasione giusta per una pausa caffè e per ammirare, di nuovo, da fuori, questa 500 in tuta da ginnastica.
Ne approfittiamo anche per ascoltare il doppio scarico al minimo dall’esterno. La sua irregolarità ammalia e affascina.
Ripartiamo, questa volta in modalità co-pilota. Avrei voluto parlarvi della 500 da passeggero ma dopo pochi km di guida sportiva è servita una pausa forzata causa vomito improvviso.
Non sono la persona giusta da avere al vostro fianco in macchina. Riuscirei a vomitare mentre siete fermi al semaforo, figuriamoci in una strada di montagna.
Ripartiamo e arriviamo all’inizio del racconto, al bivio esistenziale accennato precedentemente.
Prendiamo per un generico “TUTTE LE DIREZIONI” iniziando la discesa ed il ritorno. E’ ora di provare i freni, la parte che fino ad ora mi ha convinto meno.
Va detto che l’auto in questione aveva già 40.000 km che probabilmente saranno stati vissuti molto intensamente ma, nonostante un pedale a corsa corta, senza alcuna spugnosità, gli spazi d’arresto sembrano essere sempre troppo lunghi o, se preferite, le curve sembrano essere sempre troppo vicine.
E visto che su questa strada mancare una curva vuol dire fare un salto nel lago da 500 metri d’altezza mi rammarica constatare che la componente meno riuscita dell’auto sia proprio l’impianto frenante.

“E questo odore di bruciato da dove viene?”

Una frase antipatica da sentirsi dire mentre provi un’auto, una frase davvero antipatica se ti accorgi che l’odore di gomma bruciata viene dai tuoi freni mentre stai scendendo da una strada di montagna i cui guardrail sembrano essere fatti di belle speranze e buone intenzioni.
Non resta che fermarci a lato strada e aspettare che dischi e pastiglie si raffreddino.
Ma ripeto, a mio avviso questo è un problema della vettura in prova dalla vita vissuta e dalle pastiglie ormai pronte per la pensione causa uso inappropriato del mezzo a noleggio.
Non faccio a tempo a finire i miei pensieri che la strada è già finita e sono di nuovo in autostrada sulla via del ritorno.
Inutile, alla Fiat le piccole vengono proprio bene e questo scorpione sul cofano non è la solita operazione di marketing.
Questa è una sportiva a tutti gli effetti, con qualche limite derivante dalla produzione di serie, con le peculiarità di una piccola studiata per la guida in città (seduta alta in primis) ma che riesce a divertire a 360° in qualunque situazione.
Un’auto competa quindi, ben fatta, dalle finiture di classe superiore venduta ad un prezzo accessibile anche ai comuni mortali e perché no, anche trendy e modaiola che di questi tempi, dove l’apparenza vende più della sostanza, non può e non deve essere ignorato.

Un’ultima nota, facendo una stima molto approssimativa abbiamo percorso una media di 10 km/l, considerato il modo e le strade con cui la piccola Fiat è stata usata un risultato davvero positivo.



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