C’è una lezione che il genere maschile deve imparare e prima la capisce e meglio è per una serena vita di coppia: “Mai, e dico mai, confrontare le qualità della mamma con quelle della propria fidanzata / compagna / moglie”.
Esempio: si cucini bene, ma vuoi mettere le lasagne della mamma.
Questo flash mi è balenato in mente questa mattina aprendo la porta della Panda 2° serie presa a noleggio mentre la mia auto rimaneva in officina per il tagliando.
Pensando alle molteplici e irripetibili qualità della panda originale, non mi andava di passare la giornata con l’auto che aveva osato prendere il suo posto.
Forse ero solo innervosito dal fatto che mi avevano promesso una Panda 3° serie e me ne consegnavano una vecchia, come se non bastasse pure ammaccata.
Ce l’avevo con l’incolpevole (e alquanto anonima) Panda grigia parcheggiata lì, davanti a me che, mio malgrado, avrebbe dovuto accompagnarmi in una lunga giornata di lavoro.
La Panda originale è una di quelle vetture che, se come me hai più di trent’anni, in qualche modo fa parte della tua vita.
Se non ne hai mai guidato una allora qualche tuo parente ce l’aveva e ti ci ha scarrozzato a scuola o magari ci sei salito da passeggero con il tuo amico neopatentato.
Probabilmente è stata la prima auto che ti hanno dato in mano perché tanto, anche se la spalmavi su un albero, la sistemavi col fil di ferro e papà neanche se ne accorgeva.
E’ stata quella che “devo fare il trasloco di casa e nella mia nuova station wagon fighetta non entra l’armadio, non è che mi presti il Pandino che l’ultima volta ci ho caricato il tavolo, le sedie e la nonna in un colpo solo?”.
Quella che “scusa col mio SUV nuovo mi sono impantanato nella neve fresca non è che vieni a recuperarmi col Pandino 4X4?”
Si perché, alla fine, mentre le altre auto evolvevano in strani incroci sempre più tecnologici e complessi lei rimaneva lì in listino per oltre vent’anni, aggiungendo ogni tanto qualche futile optional come i vetri elettrici o il cambio a 5 marce.
Scendendo sempre più di prezzo e anticipando quello che sarebbe diventato un fenomeno solo trent’anni più tardi; le auto low cost, auto dal prezzo competitivo che offrivano quello di cui la gente aveva bisogno, prima delle crisi e quando i mercati emergenti, mercati ancora non erano.
Mi sarebbe piaciuto poter provare la Panda 3° serie, l’ultima arrivata, quella tutta tecnologia e sempre connessa come piace ai giovani che oggi, in un’auto, guardano se c’è la presa USB, non lo 0-100.
Ma forse è meglio così perché, per certi versi, la 2° serie è stata molto più importante della 3°.
Perché la 2° Panda ha sostituito l’originale, il mito e toccare un prodotto che dopo vent’anni funziona e vende ancora bene è un rischio e una responsabilità che io non vorrei avere.
Perché una piccola Fiat deve piacere a tutti e soddisfare esigenze alquanto inconciliabili, dal neopatentato che vuole scoprire il mondo, alla mamma che vorrebbe un carro armato per difendere il pargolo dagli altri automobilisti, al signore anziano che prende l’auto una volta a settimana per andare a fare la spesa e che ne farebbe volentieri a meno.
La Panda originale era una scatola rettangolare con quattro ruote e un motore.
Era facile scrivere su di lei.
Com’era il motore?
C’era un motore che la faceva muovere…
Lo sterzo?
La scatoletta di metallo (la maggior parte delle volte di colore verde o rossa) girava all’occorrenza.
Le sue caratteristiche tecniche?
Boh… non credo che nessuno mai si sia preso la briga di leggere il suo libretto di istruzioni.
Che poi, come sarà stato questo libretto? Un foglio A4 con disegnata una Panda e le indicazioni:
1) Per aprire la porta premere il bottone sulla maniglia,
2) Per avviare il motore girare la chiave,
3) Grazie e buon viaggio.
Ma oggi le regole del mercato, i gusti dei clienti, le esigenze degli automobilisti sono cambiate. Oggi non ci basta più che l’auto ci porti dal punto A al punto B.
Oggi vogliamo ancora che una macchina ci porti dal punto A al punto B ma vogliamo anche che lo faccia:
1) In sicurezza;
2) Comodamente;
3) In maniera ecologica e rispettosa dell’ambiente;
4) Con presa USB, AUX, bluetooth, connessione 4g e navigatore satellitare aggiornato con mappe google maps.
Vent’anni fa le prime due richieste sarebbero state liquidate da un ipotetico venditore con un: “signore, spende 7 milioni di lire cosa vuole oltre alle porte e ad un volante?”
Alla terza sareste stati cacciati dalla concessionaria come hippy, figli dei fiori, perditempo.
Sulla quarta vi avrebbe risposto con un: “Eh? Signore si sente male?”
Oggi non puoi rinunciare a nulla di questo.
La seconda volta della Panda, quella dell’era Lapo, aveva già capito l’andazzo e si era adeguata.
Quattro airbag, servosterzo con funzione city, cerchi in lega, climatizzatore automatico, ESP.
Sicura di essere una Panda?
Resto a lungo a girarle intorno. Anche lei sembra incuriosita da quel buffo omino con pochi capelli che la guarda offeso.
Ma sembra anche pronta a rispondere ai miei dubbi con i fatti.
Apro la porta pesante il giusto, che si chiude con un tonfo sordo.
All’interno mi accomodo su di un alto sedile messo lì per ricreare quell’effetto mini SUV che tanto piace, con il cambio che sbuca dalla plancia.
Un bel risultato nell’insieme, molto curato per la sua categoria con plastiche dure al tatto ma groffate e con accoppiamenti ben allineati e senza luci.
Nel complesso una bella sensazione di solidità e di ben fatto. Manca solo il pratico tascone centrale, quello dove buttavi di tutto e di più appena entravi in auto e che, giustamente, è riapparso nella 3° serie.
Metto in moto e ritrovo un vecchio amico che non vedevo da tempo: lui, l’inconfondibile 1.2 8v Fiat.
Il motore della mia prima auto, una Lancia Y.
69 onesti cavalli (anche se qui, forse, qualcuno è galoppato via) silenzioso e fluido, regolare nel salire di giri, relativamente parco nei consumi, tutto tranne che cattivo.
Quanto mi sei mancato.
I 64 mila km di questo esemplare si fanno sentire subito sulla frizione. Deve avere avuto una vita difficile.
E’ un po’ dura e qualche strappo lo tradisce fin dai primi km ma si capisce anche che, originariamente, deve essere stato un buon comando.
Non mi piace invece l’appoggia piede alto, ingombrante e troppo vicino alla frizione stessa.
Odio anche il cambio. Appollaiato lassù sembra guardarmi e mi chiede maleducatamente di non farsi usare.
E fa di tutto per non lasciarmelo fare. Troppo in alto (almeno a mio avviso), troppo piccolo per poter essere afferrato con decisione, con rapporti che sembrano essere studiati per altre motorizzazioni.
Prima cortissima, seconda troppo lunga che fa sedere il motore proprio quando, dentro una rotatoria, avresti bisogno di ripresa e quinta di riposo da usare giusto giusto in autostrada.
Così odioso che mi infastidisce anche la plastica lucida di cui è fatto che sembra essere scivolosa.
Va bene, dico anche che il cambio è l’unica cosa che davvero non mi è piaciuta e che, in generale, non mi ha mai entusiasmato come componente del gruppo FIAT, anzi, scusate, del gruppo FCA.
E allora passiamo alle note positive. Sono in coda, in un martedì qualunque, in una trafficata quanto grigia zona industriale e sto comodo.
E questa è una bella notizia, mica così scontata. Il motore non si sente, la visibilità attorno a me è ottima, lo stereo fa il suo dovere e il clima mi tiene al caldo.
Lo sterzo non è niente male, per certi versi anche meglio di quanto mi aspettassi. E’ pesante al punto giusto, ha un leggero secondo tempo tra il momento in cui giri e quando l’auto cambia realmente direzione ma non da fastidio anzi, da all’auto il tempo di stabilizzare il retrotreno.
Ha anche un curioso bottone con disegnato un volantino e la scritta “City”. Sono prossimo ad una trafficata rotatoria e ho la malsana idea di premerlo. Una lucina gialla che riporta il simbolo sul bottone si accende sul cruscotto. Tocco il volante che subito si mette a girare senza alcuno sforzo. Sembra che il piantone dello sterzo si sia staccato. Fa impressione da quanto sia senza sensibilità.
Che si sia rotto?
Eppure l’auto gira.
Sembra uno di quegli sterzi giocattolo per le consolle dei giochi.
Il tempo di fare la rotatoria in preda al panico se l’auto girerà o meno e mi appresto a spegnare quel dannato pulsante.
No, un attimo, adesso che ho ripreso velocità lo sterzo è tornato normale. La funzione city si attiva solo sotto una determinata velocità.
Va bene non ti disattivo, voglio vedere cosa sai fare, ti do una seconda possibilità per quando cercheremo parcheggio in città.
Via su una statale verso la prossima meta: a 80 Km/h qualche rumorino si sente ma questo implicitamente è un bene perché vuol dire che l’auto è silenziosa e non può essere diversamente visto le innumerevoli guarnizioni e gocciolatoi presenti.
Sei stata brava in tangenziale, lo riconosco e allora, per ringraziarti, continuiamo la sfida in un terreno a te congegnale. Torniamo in città e giochiamo a trovare un parcheggio.
Mica facile. Laggiù si è appena liberato un posto, sei anche fortunata oltre che comoda.
Gli ingombri posteriori sono facili da decifrare, dietro resti pur sempre una scatola da scarpe. Non avrai la finezza dei sensori di parcheggio ma qui sono decisamente superflui.
Di nuovo te funzione “City” che rendi lo sterzo molliccio e senza consistenza. Però adesso che sono fermo e devo girare le ruote velocemente inizio a capirti, ti dirò di più, inizio ad apprezzarti.
Non faccio sforzi e senza rendermene conto siamo fermi e perfettamente allineati. Questo si è un complimento per un’utilitaria.
Brava questo punto è tutto per te.
Lavoro, pranzo al volo e di nuovo in strada.
Questa volta siamo di fretta, ti tocca l’autostrada. Se passi anche questo esame ti offro un goccio di benzina quando arriviamo.
C’è poco traffico ma devo comunque tirarle un po’ il collo per riuscire a immettermi.
Il motore spinge e sbuffa ma si vede che fatica. Non è questo il suo ambiente. A velocità di crociera le cose migliorano. Il rumore è contenuto, sia dei pneumatici che dei fruscii aerodinamici e le buche non sono un problema.
Si sentono un po’ gli spostamenti d’aria quando si superano i camion con l’auto che tende ad ondeggiare e cambiare corsia senza che gliel’abbia consentito.
Si deve remare leggermente con lo sterzo per convincerla che si, è un’auto dalle molte qualità, ma io sono il padrone del gioco e se voglio rimanere in seconda corsia lei deve ubbidire.
Non è nulla di grave comunque e le altre auto della sua categoria non fanno certo meglio.
Si fa più grave, invece, il problema degli specchietti retrovisori, molto piccoli e sottili che fanno intravedere poco o niente di quello che succede là dietro. Talmente criticati anche da chi lo specchietto non lo guarda mai da essere sostituiti poco tempo dopo il lancio della 2° serie.
Arrivato accosto al casellante e qui si ripete la solita scena dei retrovisori elettrici sul tunnel centrale subito dietro il cambio. Armeggio sul pannello porta ma senza successo. Spingo, cerco, mi arrabbio, tiro per sbaglio la maniglia e apro la porta, poi mi ricordo e riesco ad aprire il finestrino.
Va bene che così si risparmia un pulsante elettrico sul pannello porta del lato guidatore ma non esageriamo con le economie di scala. Sono 30 anni che i pulsanti del finestrino sono sui pannelli porta, lasciateli lì, non fanno male a nessuno, non parlatemi di ergonomia.
Però riconosco che stai andando davvero bene, meglio di quanto mi aspettassi e vorrei premiarti offrendoti da bere. Uno spritz per me, un goccio di super per te.
A differenza mia però, te a metà giornata non hai bisogno di fermarti per fare il pieno, hai consumato quanto un accendino.
Ci aspetta un tratto di leggera montagna, tutto curve e salite per arrivare al prossimo appuntamento.
Mica male il Pandino. Sempre meglio.
No, non sei una Subaru Impreza ma rolli e beccheggi molto meno del previsto. Il sottosterzo si sente, non è solo un suggerimento a rallentare è un appello al buon senso.
Ma è giusto che sia così su quest’auto e poi, prendendosela con calma, si apprezza meglio il suo confort.
Rifacendo la strada al contrario provo, per forza di cose, i freni. Buona consistenza, attacco ben modulabile, resistenza alla fatica… beh difficile da dire, non mi andava molto di cercare il limite dell’impianto tirando staccate prima dei tornanti. In particolare mi frenava (in tutti i sensi) la franchigia di ben 700 euro in caso di danni all’auto come riportava il contratto di noleggio.
Voglio bene ai miei lettori, ma visto che il blog è gratuito se mi smaltavo i 700 euro chi me li ridava?
Diciamo che sui freni non c’è molto da dire il che, di per sé, è già un bel complimento per un’auto che non ha aspettative di passare parte del suo tempo su un circuito a cercare di fare il tempo sul giro.
Ormai sono le cinque. E’ tempo di tornare e di bilanci.
Certo che sei cambiata Panda, era inevitabile, era giusto, era, per certi versi, impellente dopo 20 anni di presenza sul mercato.
La tua sostituta ha preso il tuo posto in maniera intelligente, tenendo gli elementi buoni dell’idea geniale che ti ha fatto diventare auto icona portandoti nel 21° secolo.
Non sei più squadrata come una volta, forse non entrerà più il tavolo, le sedie e la nonna in un colpo solo, non sei più la più economica in listino ma sei più… auto.
Più completa, più rifinita, più comoda, più moderna, sei stata una delle migliori scelte disponibili nella tua categoria finché sei rimasta a listino.
Talmente valida che potresti tranquillamente essere ancora una valida alternativa.
Ora che ti ho provato ho voglia di sapere come ti sei trasformata nella terza serie.
Non è che conoscete qualcuno che mi presta la sua Panda nuova per caricare il tavolo, le sedie e la nonna…
Il tavolo e le sedie le porto io, però dovrebbe prestarmi anche la nonna ora che ci penso…





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